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Alfonso De Pietro - (In)canto civile


Price: euro12.00


MAPPA CONCETTUALE
Il progetto musicale (in)canto civile nasce da un lavoro sulla cultura della legalità e su tematiche sociali, argomenti di stringente attualità. L’idea si sviluppa nei racconti in musica di storie di donne e di uomini, martiri civili, che hanno dedicato la loro vita alla lotta contro ingiustizie ed illegalità, armati solo di parole: quelle parole che possono cambiare la realtà. Una realtà che vede ancora ampie sacche di emarginazione ed esclusione dal pieno godimento dei diritti.
CONTENUTI
Si spazia da fatti (situazione migranti, morti sul lavoro, disagio sociale) a personaggi (Peppino Impastato, Don Peppe Diana, Eleonora Pimentel Fonseca… morti per le loro parole). Si cantano gli ultimi, i figli di nessuno, quelli che guardano il mondo da fuori, che mai si gira a guardarli... E ancora: chi vive e muore di lavoro, per casa e rate da pagare. Si cantano uomini dalle dure piccole mani che hanno colpito sfortuna di essere nati: il pugno felice del riscatto! Si canta una terra stuprata dai veleni delle cattive coscienze, che ne hanno contaminato anche l’anima.
LE CANZONI
Testi, musiche ed arrangiamenti sono di Alfonso De Pietro, eccetto: sei testi sono di Carmelo Calabrò, poeta siciliano, ricercatore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Pisa; l’arrangiamento di “Tatanka” è de “il Parto delle Nuvole Pesanti”; l’arrangiamento di “Lettera dall’Argentina” è di Carlos Adrian Fioramonti. Produzione esecutiva: Alfonso De Pietro e Francesco Lorenzetti (contrabbassista).
GENERE, MUSICISTI E STRUMENTI
E’ un CD ricco di colori e generi: si va dall'orchestrazione per archi di "Peppino", alla tarantella "Tatanka" (arrangiata e suonata da IL PARTO DELLE NUVOLE PESANTI), al tango "Lettera dall'Argentina", all'atmosfera world di "Terra" (le cui parti iniziale e finale sono cantate da CLAUDIO LOLLI), al sapore etnico mediterraneo di "Donna Lionora" e "Figli di nessuno", ad un pianoforte in odore di jazz di "Clochard", al blues lento “Per amore del mio popolo” (con la voce recitante di DON ARMANDO ZAPPOLINI).
I numerosi musicisti presenti nel progetto vantano collaborazioni artistiche prestigiose e gravitano tutti in un’orbita musicale mediterranea e latina, quasi tutti di estrazione classica. Le sonorità acustiche sono impreziosite da una rosa di molteplici strumenti. Infatti, oltre a chitarre (acustica, classica, elettrica), contrabbasso, violino e violoncello, suonano anche mandoloncello, chitarra battente, bandoneon, tamburi a cornice, fisarmonica, armonica a bocca, vari tipi di percussioni etniche e, in due canzoni, il pianoforte.
PARTECIPAZIONI STRAORDINARIE
Claudio Lolli, il Parto delle Nuvole Pesanti, Don Armando Zappolini.
PATROCINI
Libera, Avviso Pubblico, Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato e CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza).



BIOGRAFIA
Di origini Irpine (è nato ad Avellino), ha studiato chitarra classica e canto, cominciando molto presto a scrivere testi e musiche delle sue canzoni. E’ durante gli anni del Liceo che ha fatto la gavetta tra feste di piazza e locali di tutta la Campania, con il suo primo gruppo. Nei primi anni ’90 si trasferisce a Pisa per frequentare l’Università (Facoltà di Scienze Politiche); appena arrivato entra a far parte, come cantante, chitarrista ed autore, di un gruppo di musicisti toscani. Saranno anni di intensa attività live, partecipazioni televisive, festival e rassegne. Tra i diversi progetti artistici sviluppati, si distingue la ricerca “etnica” nella tradizione della musica popolare e d’autore del Mediterraneo e più in generale “world”, contaminata e filtrata attraverso sensibilità e sonorità contemporanee. Successivamente, c’è stato l’incontro con il teatro: ha scritto ed eseguito canzoni per spettacoli con Andrea Buscemi, Tosca d’Aquino, su testi teatrali di Alberto Severi. Per il cinema, ha partecipato con un brano alla colonna sonora de “Il punto rosso”, una fiaba sociale e di denuncia di Marco Carlucci, presentato al Festival del Cinema di Venezia e al Filmfest di Roma nel 2007.