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DAUNBAILO' - Daunbailò





I DAUNBAILO' nascono da un progetto ideato da Valerio Corzani (già bassista dei Mau Mau) e Mirco Mariani (ex batterista di Vinicio Capossela, collaboratore di Enrico Rava e Jimmy Villotti).

I due avevano già condiviso quella bellissima avventura musicale chiamata Mazapegul, band di culto che molto ha contribuito nella seconda metà degli anni novanta al rinnovamento in chiave etno-folk del rock italiano. Proprio per riprendere e, allo stesso tempo, superare il percorso musicale lasciato in sospeso dai Mazapegul, Miriani e Corzani si sono circondati da un gruppo di giovani e determinatissimi musicisti: Samuele Poggi (voce e chitarra), Massimiliano Amadori (chitarra e tastiere) e Alfredo Nuti (chitarra e farfisa), cui si è affiancata una nutrita schiera di amici/collaboratori/ospiti: da Jimmy Villotti a Luciano Titi (già con Capossela e Roy Paci), da Giancarlo Bianchetti (ancora Capossela) a Michele Vignali (Mazapegul, Capossela) a Bruno Farinelli (già batterista di Elisa).


In questa nuova formazione i due hanno composto (testi di Valerio e musiche di Mirco), arrangiato (Mirco), prodotto (insieme) tutti i pezzi ed è per questo che, anche se non parteciperanno alle esibizioni live, saranno parte integrante della gestione e delle scelte future del gruppo.

Ciò che ne è scaturito è il risultato del lavoro di una factory, anzi di una STRAFACTORY, che è il titolo di questo primo e molto promettente album dei Daunbailò. La band fa in effetti riferimento ad una crew creativa con base in Romagna, a S.Piero in Bagno, che comprende, oltre ad un nucleo variabile di musicisti, anche uno studio di registrazione, un’agenzia di booking, uno studio grafico (che ha curato il booklet del cd).

“Daunbailò è, a tutti gli effetti, la nostra nuova creatura”, dichiara Corzani. “Una creatura che Mirco ed io abbiamo ideato, preparato e coccolato, dopo il tragico stop dei Mazapegul causato dalla scomparsa di Dido, il funambolico cantante della band”

Dal punto di vista stilistico, “Strafactory” segna una serie di svolte rispetto al profilo stilistico battuto dai Mazapegul: una consapevolezza timbrica più accentuata, più chitarre e meno fiati, voci quasi sempre “trattate”, un approccio analogico all’elettronica, e in genere una scrittura più semplice e diretta, sia dal punto di vista dei testi che della musica. Un “rock-pop mutante” difficilmente etichettabile, ispirato a grandi artisti quali Arto Linsday, Latin Playboys, Mirways, ma anche ben radicato nella tradizione del rock italiano, al cui ambiente i Daunbailò hanno il merito di portare con questo album d’esordio nuovi, entusiasmanti stimoli.


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